Si è svolto sabato 24 maggio nella sala consiliare del Comune di Casalecchio su Reno l’XI edizione del premio “Comuni sotto i 100kg”.

Per gli organizzatori questa edizione è la prima nelle vesti di Associazione Rifiuti Zero Emilia-Romagna, una forma più strutturata che consentirà di operare in contesti più formali in cui la  precedente più semplice conformazione di “Rete” purtroppo rischiava di provocarne l’esclusione.

L’intervento iniziale di Natale Belosi, uno dei soci fondatori e colonna portante dell’Associazione ha evidenziato le principali criticità della gestione rifiuti in Emilia-Romagna a partire dalle modalità del suo monitoraggio. Per poter gestire bene un fenomeno, infatti, occorre prima di tutto conoscerlo e misurarlo bene e se queste premesse non sono rispettate diventa poi impossibile governarlo.

La prima anomalia che Belosi ha indicato è la questione dei rifiuti speciali assimilati: nella nostra Regione, le aziende possono fare riconoscere come rifiuti urbani, cioè come rifiuti prodotti dalla vita quotidiana delle famiglie, anche alcune frazioni merceologiche dei rifiuti provenienti dalla propria attività produttiva. Questo al fine di vedersi riconosciuto un contributo economico e questa possibilità equivale a 50kg ad abitante per anno, una quantità che va a falsare il dato reale dei rifiuti urbani.

E poi, altra anomalia, ci sono il materiale inerte derivante dall’attività edilizia: l’Unione Europea ha dato chiare indicazioni di non considerarli come rifiuti urbani, ma la l’Italia ha chiesto e ottenuto una deroga per piccole quantità derivanti da possibili lavori domestici fatti in autonomia dai cittadini. Questa modica quantità per la nostra regione è passata da 800 tonnellate del 2022 a 66.000 nel 2023: un aumento di circa 80 volte, probabilmente legata ad una attività edilizia stimolata dai vari bonus, ma che la dice lunga su come questa “piccola” deroga possa stravolgere statistiche e costi del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani.

Questa modalità di monitoraggio del sistema porta principalmente a due distorsioni:

  • aumento della percentuale di differenziata (%RD): 77.2% invece di un più realistico 74.8%
  • aumento del quantitativo di rifiuti pro-capite di rifiuto urbano (RU): 693kg/ab anziché 578kg/ab  

Se da una parte l’aumento della %RD può essere utilizzato per dimostrare un miglioramento del sistema, dall’altra l’aumento del quantitativo totale indica proprio il contrario perché nella gerarchia delle azioni da intraprendere per contrastare il problema rifiuti individuata dalla UE la prevenzione (cioè evitare la produzione di rifiuto) è proprio al primo posto degli obiettivi.

La %RD, pur essendo un indicatore fuorviante che la stessa UE ha abbandonato già nel 2008, fa ancora presa nella opinione pubblica e il suo incremento viene sbandierato come un successo delle politiche sui rifiuti.

Andando avanti nella disamina dei dati, Belosi individua una terza anomalia questa volta non riguarda i criteri di misurazione, ma proprio un aspetto del sistema di raccolta: la quantità di rifiuto verde, cioè quello derivante da sfalci e potature dei giardini, in Emilia-Romagna arriva a circa 99kg/ab, mentre la media nazionale si attesta sui 33kg/ab. Un quantitativo così alto di questa frazione merceologica è tutt’altro che un buon indicatore: il rifiuto verde si può facilmente evitare di produrlo e lo si può restituire al terreno che l’ha prodotto con grande risparmio dei costi di raccolta, di quelli di smaltimento, evitando anche di impoverirlo di sostanza organica. La questione del rifiuto verde è anche un esempio di grave iniquità della ripartizione dei costi: il suo trattamento è pagato da tutti gli utenti, anche da quelli che non hanno un metro quadro di giardino. Come l’indifferenziato anche il verde dovrebbe essere un parametro della Tariffazione Puntuale, innescando così un’attenzione verso tutti quelle modalità di smaltimento domestico (munching degli sfalci, cippatura delle potature, compostaggio…).


Una risposta a “Rifiuti urbani in Emilia-Romagna”

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